TRAINING AUTOGENO: GESTIRE LO STRESS FISICO E MENTALE

TRAINING AUTOGENO:
GESTIRE LO STRESS FISICO E MENTALE

AUTO-RILASSAMENTO DI CORPO E MENTE

Sei arrivata al limite. Ti rendi conto di non farcela più. Sei sempre tesa, nervosa, stressata. Hai troppe cose per la testa a cui pensare. Non riesci più a riposare bene, a staccare il cervello da tutto. Hai sempre qualche pensiero per la testa.

Per di più anche gli altri ti vedono stanca. Escono fuori con frasi del tipo: “si vede che sei stanca…”, “riposati un po’” oppure “ma cosa hai fatto?”. E tu vorresti semplicemente tapparti le orecchie. E invece sorridi dicendo: “e si, sono un po’ stanca. È un periodo così.”

E invece sai benissimo che non è solo un periodo, è proprio il pieno della tua vita, di cui vai anche molto fiera ma che devi imparare a gestire diversamente.

Quella descritta sopra sono io, o meglio ero. Si, lo stress aveva preso il sopravvento ma per fortuna mi sono imbattuta in questo libro: “Ti basti tu” di Ilaria Cadorin.

IL TRAINING AUTOGENO: LA SOLUZIONE ALLO STRESS QUOTIDIANO

Prima di andare avanti vorrei dirti queste semplici cose:

  • Il libro sul training autogeno non serve a niente se non sei predisposta a seguire le indicazioni che la Dott.ssa Ilaria Cadorin ti fornisce;
  • Il training autogeno è una disciplina che puoi svolgere in autonomia, senza nessuno che ti guidi. Devi semplicemente ritagliarti del tempo, ma non hai bisogno di seguire corsi. Devi solo applicare le tecniche che trovi in questo libro;
  • Il training autogeno è una autodisciplina che deve avere costanza. Richiede 20 minuti al giorno ma TUTTI I GIORNI. Se credi di non riuscire a ritagliarti questo tempo nell’arco della giornata, non risolverai il tuo problema di stress con il training autogeno;
  • Dopo aver iniziato con costanza a praticare il training autogeno, avrai modo di essere più consapevole di come gestire e ottimizzare al meglio la tua giornata, dunque molto più facilmente troverai quei 20 minuti che ti servono per auto-rilassarti.

Io ho deciso di seguire questo percorso che vuole diventare uno stile di vita che mi accompagni sempre per affrontare qualsiasi tensione fisica ed emotiva. Il training autogeno dunque deve diventare parte della mia vita quotidiana e sto lavorando perché sia così.

 

I BENEFICI DEL TRAINING AUTOGENO

Ti elenco qua i miei primi benefici:

  • Riesco ad essere più concentrata nelle mie attività lavorative;
  • Riesco a lavorare meglio seguendo i miei obiettivi giornalieri;
  • Mi arrabbio di meno.

In generale posso dirti che il training autogeno ti aiuta a ristabilire l’equilibrio tra corpo e mente. Potrai avere riscontri positivi in questi ambiti:

  • Normalizzazione delle varie funzioni corporee (stop ad attacchi di panico, ansie, problemi gastrointestinali…);
  • Miglioramento dell’umore;
  • Introspezione e presa coscienza di sé;
  • Recupero delle energie;
  • Miglioramento delle prestazioni in ogni ambito della vita (lavorativo, sportivo, …)

 

Il corpo assorbe molto stress che si tramuta in tensione emotiva o fisica. Talvolta per molte persone lo stress può essere causa di ansia, tachicardia o aumento della frequenza respiratoria, problemi gastrointestinali, cefalee. Il training autogeno aiuta il tuo corpo e la tua mente a ristabilire un equilibrio psico-fisico.

Il titolo di questo libro dice già tutto. “Ti basti tu” spiega come questa disciplina, per essere praticata, ha bisogno solo di te. Il training autogeno è un’autodisciplina che, una volta imparata, può essere portata avanti in autonomia. Diversamente da altre discipline come lo yoga, non è necessario frequentare un corso o seguire un maestro che vi conduca al rilassamento.

L’obiettivo del training autogeno è quello di equilibrare corpo e mente in uno stato di benessere ed armonia.

Uno dei principi base del Training Autogeno descritti dall’autrice, che è psicologa di formazione psicoanalitica, è che “non può esistere un corpo teso se la mente è rilassata, così come non può esistere un corpo rilassato se la mente è tesa”.

E il Training Autogeno ti guida verso la ripresa dello stato di rilassamento, verso il tuo equilibrio.

Questo libro ti spiega come fare, passo per passo, per arrivare al completo rilassamento. Il libro è semplice, chiaro, ti spiega nei dettagli cos’è il Training Autogeno, su cosa agisce, i suoi benefici, i suoi punti forza.

Approcciarsi al training autogeno non costa nulla, basti tu e la tua perseveranza, se vuoi ottenere veri risultati contro lo stress che colpisce il tuo corpo e la tua mente. Fatti aiutare da questo libro per vivere più serenamente le tue giornate.

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A presto.

S.

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LA RESILIENZA E IL CAMBIAMENTO

LA RESILIENZA E IL CAMBIAMENTO

Resilienza: Tutti ne parlano

Da qualche anno a questa parte, forse anche per merito o colpa dei social, si sente parlare spesso di RESILIENZA, come se questo concetto fosse qualcosa di nuovo, da scoprire, da coltivare, da apprendere.

Qualcuno propone corsi su come “apprendere la resilienza”, come se fosse una materia scolastica da imparare sui libri. Certo, la resilienza risulta essere una qualità importante soprattutto in un periodo storico ed economico come quello di oggi, dove la crisi economica è ormai presente da 10 anni.

La difficoltà di avere un lavoro o di mantenerlo, associato alla difficoltà di trovare un proprio ruolo all’interno della società, sono caratteristiche costanti nella realtà sociale di oggi. Persone che hanno perso il lavoro, persone che non trovano lavoro, ragazzi che partono per mete lontane. E oltre ad una crisi economica assocerei una crisi sociale, dove le persone faticano a trovare un ruolo nella società od in ambito lavorativo.

Siamo nel bel mezzo di una RIVOLUZIONE. Anche se magari non ce ne accorgiamo. E in una rivoluzione, il CAMBIAMENTO ha un ruolo essenziale. E il cambiamento spesso porta a delle SFIDE che talvolta non siamo in grado di affrontare. Ed ecco che, in questo difficile contesto, lo sviluppo della resilienza appare come fondamentale per l’approccio alla vita quotidiana.

Definiamo la Resilienza

Wikipedia dice che:

la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti.

Pietro Trabucchi (psicologo) definisce la resilienza così:

la resilienza psicologica è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino. Il verbo “persistere” indica l’idea di una motivazione che rimane salda. Di fatto l’individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a “leggere” gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; tende a vedere i cambiamenti come una sfida e come un’opportunità, piuttosto che come una minaccia; di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere comunque la speranza.

La resilienza e il cambiamento

Ci sono persone che di fronte al cambiamento si abbattono, hanno paura, non riescono a reagire. Si spaventano davanti a una variazione repentina di un evento. Non riescono a gestire il cambio di programma improvviso. Però il cambiamento nella vita di una persona è sempre presente, anche se questa cerca di evitarlo. Ci sono eventi che non dipendono da noi e che comunque devono essere affrontati. Ma da noi dipende la forza interiore che possiamo sprigionare per affrontare questi cambiamenti. L’energia con cui affrontare certe situazioni dipende da noi. Solo da noi può essere “coltivata” la resilienza.

Abbattersi, lamentarsi, giustificarsi sono solo alcuni metodi per seppellire la nostra resilienza, il nostro spirito di combattimento verso il cambiamento. Sorridere, vedere il lato positivo delle cose, essere propositivi sono approcci alla vita che ci portano ad accrescere la nostra forza interiore. Il cambiamento così ha un ruolo propositivo e positivo nella nostra vita e addirittura può diventare una opportunità. E le opportunità si devono cogliere, senza paura di sbagliare, di essere giudicati. Per essere più sereni verso questi cambiamenti che la vita ci propone, serve cambiare il nostro punto di vista verso di essi. Se il cambiamento è visto come un fattore positivo, riusciremo a leggere le occasioni che il futuro ci pone davanti, come momenti di sfida e di evoluzione. Certo, in alcune occasioni tutto questo non è semplice. È più facile abbandonarsi al lamento, che tende però a portarci alla depressione, alla tristezza, alla solitudine. Perciò è il caso di incominciare a sviluppare la nostra resilienza, per cercare di superare le sfide che la vista ci propone.

Spero di avervi chiarito questo concetto di cui spesso si sente parlare e che credo che debba fare parte di noi, nelle piccole e nelle grandi situazioni che la vita ci pone. Io provo ad applicarmi per approcciarmi positivamente agli eventi negativi. E voi? È così difficile farlo?

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A presto.

S.

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L’EVOLUZIONE DI UNA DONNA: I MIEI ULTIMI 10 ANNI

Di recente ho festeggiato i miei 37 anni. Mi piace il numero 37, mi piacciono i numeri dispari. Questo compleanno, più di altri, mi fa riflettere. Ho avuto modo di pensare a quello che negli ultimi anni è successo. Come si sono evolute le cose, che donna sono diventata e quali sono le cose che con fermezza voglio portare avanti. Anche voi avete dei momenti di riflessione su come è andata la vostra vita fino ad oggi? Ci pensate mai se siete soddisfatte o se avreste voluto qualcosa di diverso?

10 anni fa: com’ero prima

Se 10 anni fa mi avessero detto come sarebbe andata nei dieci anni successivi, avrei detto: “Ma, non ci credo…”.

Ma come ero messa a 27 anni? 10 anni fa convivevo, già da parecchio, con una persona che non è il mio attuale marito. Di lì ad un paio d’anni ci saremmo lasciati.

Ero in una situazione lavorativa ancora instabile, ma di lì a poco avrei trovato un lavoro a tempo indeterminato. Mi sembrava molto importante avere un lavoro fisso, con un bel contratto che mi desse da mangiare ogni giorno. Dunque quando è arrivato questo posto di lavoro mi sono detta: “Bene, questo è un ottimo traguardo”. Un lavoro alle porte di Milano, ogni giorno 70 km per andare e tornare, una vita in ufficio. In palestra ci andavo alle 8 di sera. Cercavo di fare tutto il resto nel weekend. Per il resto intendo la spesa, pulire casa, lavare e stirare, e forse uscire a mangiare una pizza e vedere qualche amico. In quel momento facevo finta di niente, ma in cuor mio sapevo che le cose non andavano bene.

Non andava bene con il mio ex e facevo una vita di che non mi piaceva ma non volevo ammetterlo. Lasciamo poi stare il fatto che anche andare in ufficio era una deprimente perchè il nostro ufficio e i nostri volti erano dello stesso grigiore delle peggiori giornate uggiose di Milano, però tutti i giorni, non solo qualche giorno all’anno.

Dunque andavo avanti per inerzia, facendo finta che tutto fosse a posto e avesse un suo perchè.

Oltre tutto, se qualcuno avesse cercato di risvegliarmi in quel periodo dicendomi che stavo facendo una vita di cacca, probabilmente lo avrei mandato a cagher…difficile accettare un giudizio esterno. Non avrei voluto accettare una sfrontatezza del genere. Perciò questo percorso l’ho dovuto maturare da sola con le mie gambe, nel bene e nel male.

Gli eventi della vita

Poi sono successe alcune cose che mi hanno fatto cambiare. Nella vita si cambia. Le persone che incontriamo e gli eventi che affrontiamo ci cambiano nel bene e nel male. Spesso sul momento non ci possiamo rendere conto.  Ci accorgiamo solo quando riusciamo a prenderne le distanze e valutare la situazione da un altro punto di vista.

La rottura con il fidanzato storico

Quando una storia finisce, può essere una tragedia, per tanti motivi. Proprio per questo credo che tante persone continuino a rimanere insieme per evitare la tragedia. Non è vero? Nel mio piccolo, quando successe che io e il mio ex ci separammo, inizialmente nella mia testa è nel mio cuore fu una piccola tragedia, nonostante sapessi anche che era la scelta da farsi. Dunque nel 2010 lui prese le sue cose e io rimasi sola. Con il senno di poi posso dire che sarebbe potuto succedere anche prima, ma ormai è andata così, dunque il passato non si può modificare. Da lì, ci ho messo un po’ a capire che grande dono mi era stato fatto, perchè gli eventi un po’ ti travolgono, un po’ la vita quotidiana ti assorbe. Ma quel distacco mi ha reso più forte. Quella separazione mi ha reso libera, libera di scegliere cosa fosse meglio per me, libera di fare del mio tempo libero quello che più mi piaceva, libera di gestirmi la mia vita che fino ad allora era sempre vincolata ad un legame di coppia che non faceva parte di me. La cosa che più ho potuto liberare è stata la mia creatività: ho preso in mano la mia passione e la mia valvola di sfogo e sono tornata a dipingere. Tornavo a casa dal lavoro a qualsiasi ora e sentivo il bisogno di sfogarmi sulla tela. E la mia mente ha iniziato a sentirsi libera.

Se ci sarà occasione, ti parlerò di questa mia passione. Ad oggi è tornata un po’ nel cassetto per mancanza di tempo, ma non è un problema. So che c’è un momento per tutto e prima o poi tornerò con il pennello in mano.

Adesso vorrei soltanto farti capire che in quel periodo ho vissuto una relazione che non era quella della mia vita e che mi costringeva in situazioni che non erano quelle che volevo per me e che mi mancava l’aria. L’aria della libertà.

Successivamente ho avuto altre relazioni, ma scappavo appena sentivo il sentore che quello non era il mio uomo. Fino a che un giorno non è arrivato mio marito. Ma questo te lo racconto più tardi.

Il lavoro che ci sta stretto (parte 1)

Ti stavo parlando prima del mio primo lavoro a tempo indeterminato. Mi sembrava un miraggio. Mi avrebbe dato la possibilità di comprarmi casa (forse) ed avere una stabilità economica che in quel momento mi sembrava molto importante.

Uscivo presto e tornavo tardi. Lavoravo per lo più con persone scontente e frustrate e stavo entrando anche io in quel vortice…anche qua…mi mancava l’aria, la luce, il sole, una chiacchierata gioviale. Respiravo solo quando timbravo l’uscita. Terribile. A ripensarci, mi manca ancora il respiro. Allora mi sono mossa, per forza, non volevo vivere così tutta la mia vita. Mi sono cercata un altro lavoro, e alla fine è arrivato.

Il lavoro che ci sta stretto (parte 2)

Finalmente sono tornata a respirare. Sono riuscita a trovare un ottimo lavoro sempre con un contratto a tempo indeterminato, nello stesso settore, facendo la commerciale sempre in giro a spasso per clienti. Ero troppo contenta perchè sono riuscita a conquistarmi l’aria di cui avevo bisogno. FInalmente fuori dalle solite 4 mura grigie. In cerca di clienti in giro per la Lombardia. Mi prendevo sole, pioggia o neve, ma era questo quello che volevo, prima di costruirmi una famiglia. Si, perchè i ritmi di un commerciale non sono sempre favorevoli alla gestione familiare. E anche qua, dopo l’arrivo della mia secondogenita, con mio marito abbiamo dovuto e voluto prendere la decisione di lasciare. Ma per quanto riguarda i miei sviluppi lavorativi, ti rimando a questo articolo. Sta di fatto che mi sono rimessa in gioco, sono tornata a studiare, e oggi sto per aprire la mia attività.

Cosa mi tengo di questi 10 anni: i viaggi e la mia maturazione

Se la mia vita fino ad ora è andata così, è perchè probabilmente doveva andare così: credo che ci siano sicuramente fattori determinati dalle nostre volontà, come il cambiare lavoro o decidere di lasciarsi con il proprio ex, e ci sono dei fattori che non dipendono da noi, che arrivano nella nostra vita e che dobbiamo affrontare, nel bene o nel male. Perciò sono contenta di aver vissuto questo percorso di maturazione. Se alcune cose non fossero avvenute, probabilmente non avrei possibilità di essere qui a raccontarvele. La vita e quello che affrontiamo creano la nostra personalità, la rafforzano, sviluppano ottimismi o pessimismi. Sta di fatto che oggi, per forza di cose, non posso essere la stessa Silvia di 10 anni fa. E sono contenta di aver percorso questa maturazione, che sicuramente andrà avanti nel corso della mia vita.

Negli ultimi 10 anni, ma anche prima, ho avuto questa possibilità: viaggiare. Anche quando io e il mio ex avevamo pochissimi soldi, partivamo per qualsiasi meta potevamo permetterci. Abbiamo girato molto dell’Europa (non a caso mi mancano i paesi del Nord, proprio perchè più costosi) e siamo riusciti ad andare in America e in Thailandia prima di lasciarci. Dopo ho viaggiato ancora per fortuna: nel mio cuore sono rimasti Marrakech, Istanbul, Sarajevo e l’America Occidentale (San Francisco e San Diego in primis). Il viaggio è tempo e soldi ben spesi, i viaggi ti aprono la mente, ti aprono a culture ed usanze nuove, ti aprono al valore della diversità, dunque ben vengano. Spero di riuscire a trasmettere questa passione anche ai miei figli.

E sono queste le cose che mi tengo strette del mio passato: la crescita del mio essere con la mia maturità e la passione per i viaggi e tutto quello che ho imparato da essi.

La scelta della persona della tua vita

Parlo di scelta, perchè qualche relazione può anche nascere così per caso, ma quando si tratta di definire con chi vuoi passare del tempo e quel tempo diventa il resto della tua vita, non stiamo parlando di casualità, stiamo parlando di caratteristiche e affinità che tu cerchi nell’altra persona.

Come ti ho detto prima, quando uscivo con qualcuno che capivo non poteva essere affine a me, lasciavo perdere. Come si dice: meglio sole che mal accompagnate. E quando ho conosciuto il mio attuale marito, ancora ci ridiamo sopra, perchè davanti al primo caffè, la mia prima domanda è stata: “vivi da solo?”. Solo poi gli spiegai perchè: se mi avesse detto “SI” ci sarebbe potuta essere un’altra uscita, se mi avesse detto “NO”, non l’avrei più rivisto. E per fortuna viveva da solo! Ero stufa di uomini che non sanno come di accende una lavatrice o che non hanno idea di come far quadrare i conti a casa. Con la vita ho affinato le mie scelte e in quel momento sapevo per certo cosa non volevo in una nuova relazione. Sta di fatto che ho trovato, fortuna vuole, l’uomo della mia vita, primo perchè viveva da solo, secondo perchè è il mio alter ego!

Come sono ora

Oggi sono mamma di due bimbi, Tommaso ed Alessia, che cresco ogni giorno con mio marito Gianluca. Ho scelto di essere mamma, ma non voglio rinunciare alla vita professionale (anche perchè uno solo stipendio non può essere sufficiente per vivere). Ho deciso con mio marito che era arrivato il momento di lasciare quella sicurezza del posto fisso, che comunque era ingestibile, per avere la libertà di lavorare come e quando voglio, incrociando così le necessità familiari. Questa è la mia più recente sfida, il mio prossimo cambiamento.

Potrei avere una vaga, vaghissima idea di come sarò fra 10 anni. La verità è che io posso cercare di andare verso una direzione, ma non è detto che il punto di arrivo sarà quello che credo oggi, perchè la vita è beffarda, e talvolta ti presenta strade in salita o in discesa, con buche, scivoli o ostacoli da saltare. Dunque non possiamo predire il futuro, però possiamo cercare di indirizzarlo.

Sta di fatto perciò che le situazioni bisogna saperle prendere in mano. Bisogna accettare il cambiamento, bisogna crearsi il cambiamento. L’importante è trovare un equilibrio con noi stessi. Credere fermamente nei nostri valori, portare avanti i nostri progetti. Essere aperti al diverso, al cambiamento, al viaggio, alla crescita. Sapere che tu, ovunque tu sia, miri a stare bene, a goderti la tua vita con i tuo cari, insegnare loro che il valore della vita sta in loro stessi e non nelle cose che posseggono. Coltivare il proprio “io”, in modo che qualunque cosa possa succedere nella tua vita, tu possa confidare in te stesso e nelle tue forze.

Perciò, se tu in questo periodo stai affrontando un momento un po’ buio della tua vita, sappi che arriverà anche la luce. E sarà ancora più facile se la luce la farai esplodere in te, con la tua passione vitale. Sappi che le tragedie sentimentali non sempre sono delle tragedie. Io oggi ringrazio per aver trovato la forza di lasciarci, con il mio ex. Perchè proprio da qua io ho ripreso possesso del mio “io”. Sono tornata a decidere per me e a fare di me quello che desideravo.

Se vivi una vita grigia, non per forza ti devi rassegnare ad essa. Guardati in giro, puoi trovare di meglio. Se non stai bene nella tua attuale situazione, non aspettare che arrivi qualcosa a cambiarla, perchè spesso quel qualcosa non arriva, se non lo vuoi tu. Prendi le redini della tua vita e cerca quello che vuoi.

Se qualcosa non ti piace, forse è il caso di lasciarla, cambiarla, modificarla, renderla migliore.

Anche se stai attraversando un periodo difficile, cerca di coglierne anche il minimo aspetto positivo. Come si dice: non tutto il male vien per nuocere. Con il tempo anche il “male” può portare a qualcosa di positivo. Prendine coscienza.

Spero di averti donato qualche buono spunto di riflessione, nel caso tu ne avessi bisogno. Se no, spero almeno che la lettura sia stata piacevole.

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Grazie mille e ci vediamo al prossimo post!

Silvia

CAMBIARE VITA: QUANDO E COME HO DECISO DI FARLO

Parto proprio dall’inizio, per farti capire quale è stato il percorso che mi ha fatto aprire un blog e sopratutto mi ha fatto fare il salto e cambiare vita, cosciente del fatto che sono all’inizio di un cammino che spero mi porterà soddisfazioni e che spero dia spunto ad altre mamme e donne che come me si sono ritrovate a scegliere cosa fare dopo la maternità.

Sapevo che prima o poi sarebbe successo, che quel giorno sarebbe arrivato, che mi si sarebbe accesa la lampadina. Era il 17 settembre 2016, stavo preparando Tommaso, il primogenito, per uscire ed andare in stazione a prendere gli zii romani che arrivavano per stare insieme qualche giorno. C’era la radio accesa e, con la coda dell’orecchio sento che parlano di qualcosa che, in cuor mio, sapevo di dover ascoltare… Mi sono appuntata questo: Nomadi digitali. E poi io e Tommy siamo usciti per fare quello che dovevamo fare.

Nel settembre 2016 Tommaso aveva poco più di un anno ed ero in attesa di Alessia, che sarebbe arrivata a febbraio. Avevo un lavoro, un buon lavoro che mi ero cercata ed ottenuta, ma che allo stesso tempo non potevo più gestire con 2 bambini piccoli.

Quelle due parole, Nomadi digitali, erano importanti per me, ma la seconda più della prima, perchè rappresentava la soluzione, o meglio, l’inizio di un lungo cammino. Ero in un momento che non potevo pensare di andare avanti con il vecchio lavoro ma non avevo una valida alternativa da mettere in campo. E comunque in cuor mio sapevo di non voler stare tutto il giorno in un ufficio ma volevo trovare il modo di conciliare il più possibile lavoro e famiglia, ritagliando del tempo per gestire i bambini.

Certo, potresti dirmi che avrei potuto cercarmi un lavoro part-time, ma non mi sarebbe bastato. Un po’ perchè ho un animo indipendente, un po’ perchè nel momento in cui i bambini si ammalano o hai altre necessità, se sei freelance ti puoi autogestire, se sei sotto padrone devi sempre chiedere e non è detto che sempre ti dicano di sì. Certo, poi ti riduci a lavorare di notte, ma ci sono molti vantaggi da non sottovalutare.

Dunque cosa stavo cercando? Perchè quella mattina, sentendo parlare di Nomadi Digitali, mi si è accesa una lampadina?

Io e mio marito eravamo consapevoli del fatto che la mia situazione lavorativa era da risolvere in qualche modo. C’era da un lato il bisogno di 2 stipendi e dall’altro l’impossibilità di lasciare un posto di lavoro senza avere una valida alternativa. Perciò io stavo cercando un lavoro che mi desse queste possibilità: guadagnarmi uno stipendio pieno e togliermi delle soddisfazioni lavorative che ultimamente non avevo, facendo un lavoro che mi piacesse. Poter gestire i bambini che vanno all’asilo ma che si ammalano spesso, poterli portare dal pediatra senza dover prendere permessi, poterli portare personalmente in piscina, senza delegare altri e via discorrendo…

E andando a cercare il sito www.nomadidigitali.it mi si è aperto un mondo. Un mondo che potevo far diventare anche mio, senza il legame con un ufficio e un posto di lavoro. Il web oggi offre la possibilità di lavorare semplicemente con un PC e una connessione. Questo è quello che io voglio sfruttare, al momento da casa mia, dunque non posso definirmi nomade, ma sicuramente posso definirmi digitale.

Ovviamente nel mio precedente lavoro facevo tutt’altro rispetto a quello che avevo studiato: mi occupavo di rifiuti industriali. All’università invece avevo scritto una tesi sulla PNL nel linguaggio pubblicitario. Tesi che ovviamente è rimasta nel cassetto, ma che oggi forse potrei rispolverare.

Era andata più o meno così: durante il periodo universitario ho lavorato nelle biblioteche della mia zona ma era un lavoro che, finita l’università, non mi bastava più e ho voluto lasciarlo per trovare qualcosa di meglio. La realtà è stata che per portare a casa uno stipendio con un contratto a tempo indeterminato ho dovuto pensare di lavorare in settori diversi e acquisire sul campo competenze diverse, lasciando nel cassetto tutti quegli ambiti di comunicazione e marketing che avevo letto sui libri. Dunque sono finita a lavorare nel settore dei rifiuti, settore che, con tutto il rispetto perchè mi ha dato la pagnotta per tanti anni, non è che mi desse chissà quale soddisfazione.

Ma a parte le soddisfazioni, avevo il grosso problema di non riuscire a gestire il lavoro con l’organizzazione della vita quotidiana con i bambini.

Avrei dovuto chiedere supporto di terzi, perchè con gli orari di mio marito e i miei non si sarebbe riusciti a gestire i bambini per portarli ed andarli a prendere all’asilo. Ci avevamo anche provato tra una gravidanza e l’altra, quando sono rientrata al lavoro che Alessia ancora non c’era e Tommy era piccolino, intorno ai 9 mesi. Lo abbiamo iscritto al nido e andava anche volentieri, ma mi sono ritrovata a dover fare i conti con tutti i malanni possibili ed immaginabili, tanto che ci siamo anche ritrovati con Tommaso che stava malissimo e  che lo abbiamo dovuto portare al pronto soccorso. Il risultato è stato 4 giorni di ricovero. Certo, da freelance cosa avrei fatto in quei 4 giorni? mi sarei portata il pc e avrei lavorato in ospedale quando Tommy dormiva. E questo forse sarebbe stato un po’ un sacrificio, ma non avrei dovuto annullare appuntamenti con clienti e giustificarmi con l’azienda per la mia assenza. In ogni caso, in quel periodo andavo avanti così perchè non avevo ancora avuto l’illuminazione. Non sapevo ancora come fare per lasciare il mio vecchio lavoro, perciò si andava avanti come si poteva. Poi sono rimasta incinta di Alessia, e con due bimbi piccoli si sarebbe fatto tutto ancora più difficile.

Però in quel giorno di settembre, che non dimenticherò mai, arrivò l’illuminazione. Ho iniziato a cercare su internet per capire come fare e da lì mi sono rimboccata le maniche. In realtà, come ti dicevo già prima, a me non interessava essere nomade. Almeno fino ad adesso io e mio marito Gian non abbiamo ancora pensato concretamente di andare via, anche perchè è da poco che ci siamo stabilizzati, ma questa è un’altra storia.

Mi interessava invece ESSERE DIGITALE perchè l’obiettivo finale era quello di fare un lavoro da casa. Lavorare con un PC e una connessione internet. Da casa o dall’altra parte del mondo è uguale. Perchè se domani voglio partire, mi porto il PC e lavoro ovunque.

E così ho iniziato a studiare. E posso dirti con certezza che non smetterò mai di farlo. Il web corre e io devo correre con lui. Ma da quando mi sono messa sui libri e ho iniziato a frequentare corsi on line ho imparato un sacco di cose che sto mettendo in pratica.

Però ALT, contestualizziamo: donna di 36 anni con un figlio di un anno e poco più e una in arrivo che si mette a studiare approfittando del periodo di maternità. Si, per chi ha due figli, soprattutto se sono vicini, sa che tutto questo non è proprio una passeggiata. Però devo dire questo: l’impossibilità di portare avanti il mio vecchio lavoro la considero una grande occasione, perchè ho dovuto fare il salto. Questo comporta sacrifici perchè spesso le mie serate sono davanti al PC, perchè invece di leggere romanzi o vedere film mi divoro manuali o videocorsi…però ho obiettivi ben chiari che sto per raggiungere. E tra gli obiettivi ci sono anche queste piccole possibilità, che per qualcuno possono essere banali o scontate ma che per me sono importanti: se mi chiamano dall’asilo perchè Tommy o Ale stanno male, posso andare io a prenderli, la mattina posso portarli io e al pomeriggio posso andarli a prendere. Possiamo fare merenda insieme ed andare al parco o in piscina. Posso dunque vivere i migliori momenti della vita di miei figli senza dover rinunciare al lavoro.

Certo che qualcuno potrebbe dire (anche più di qualcuno) che sono pazza, che ho fatto il salto più lungo della gamba, che ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato. Ma di questo ne parleremo un’altra volta. E comunque la cosa più importante è che la persona con cui hai scelto di vivere la tua vita non ti remi contro. Infatti un altro fattore importante che ha reso possibile questa scelta è stata la fiducia di mio marito. L’importanza di avere a fianco una persona che ti sostiene in questo progetto è essenziale. Perchè se hai qualcuno che ti rema contro è tutto più difficile, mentre se hai chi ti sostiene hai più grinta per portare avanti il tuo obiettivo.

E così con mio marito Gian, abbiamo affrontato la situazione di petto e abbiamo fatto le dovute valutazioni: abbiamo valutato la situazione economica che si sarebbe dovuta aggravare anche della retta dell’asilo nido di Tommy ed Ale ma che comunque era l’unica soluzione per permettermi di avere delle ore da lucida da poter sfruttare per la mia formazione.

Non ci sono state altre possibilità, anche perchè faccio parte di quella generazione che ha i genitori che lavorano ancora…e che lo faranno ancora per anni. Ma quello dei nonni è un altro capitolo, ne parleremo con calma in un’altra occasione.

Oggi posso dirti questo: se tu mi guardi da fuori, non conoscendomi approfonditamente, non vedrai alcun cambiamento nella mia vita. Vivo i soliti luoghi, frequento le solite e poche persone, vivo la routine dei miei figli e godiamo dei momenti semplici che la vita ci propone. Nella realtà invece, la mia testa ha fatto una rivoluzione, ho cambiato tutto il mio sistema di credenze, i miei pensieri sono orientati alla soddisfazione lavorativa e familiare. Le mie giornate sono scandite da progetti, da cose da imparare. Ho in continuazione stimoli nuovi e ho una voglia incredibile di portare a casa risultati. Ho tirato fuori il mio spirito forte e combattente, quello che per tanti anni è rimasto nascosto dentro di me. E il 2018 sono sicura che porterà numerosi frutti, perchè ho seminato a fondo. Sono anche convinta che mi arriverà qualche batosta, ma avrò la forza di affrontarla. E da qui si riprende. Si perchè, se mi guardo indietro, di batoste ne ho avute, ma a pensarci oggi, mi sono rialzata più forte di prima. Perciò sono pronta anche per cadere e rialzarmi, senza la pretesa di essere sempre e per forza sulla cresta dell’onda.

Ecco che qua ti ho raccontato un po’ di me: ho questa predisposizione a buttarmi in cose mai troppo semplici ma che rendono la vita briosa. E così, da una necessità reale ho deciso di cambiare vita ed essere, lavorativamente parlando, totalmente indipendente. E per far sapere a mamme come me che questa via è possibile, ho deciso di aprire questo blog, dove il filo conduttore è il ritrovare la propria serenità personale e lavorativa dopo l’arrivo dei bambini.

E per fare ciò, ho dei buoni propositi da perseguire con l’inizio dell’anno nuovo. Vuoi conoscere questo progetto dei buoni propositi 2018? Vuoi sapere qual è il mio buon proposito? vuoi dirmi qual è il tuo buon proposito

L’OBIETTIVO è QUELLO DI PORTARE A TERMINE I NOSTRI BUONI PROPOSITI, a prescindere da quali essi siano.

Se poi anche tu hai avuto un’esperienza simile e vorresti raccontarla e condividerla su questo blog, scrivimi  all’indirizzo mamy@mamyonline.com

Se invece vorresti fare il salto e hai voglia di condividere i tuoi pensieri, le tue paure, i tuoi progetti, o semplicemente vuoi farmi delle domande, scrivimi pure qui sotto, su Facebook o direttamente nella mia casella mail mamy@mamyonline.com. Ti aspetto!