L’EVOLUZIONE DI UNA DONNA: I MIEI ULTIMI 10 ANNI

Di recente ho festeggiato i miei 37 anni. Mi piace il numero 37, mi piacciono i numeri dispari. Questo compleanno, più di altri, mi fa riflettere. Ho avuto modo di pensare a quello che negli ultimi anni è successo. Come si sono evolute le cose, che donna sono diventata e quali sono le cose che con fermezza voglio portare avanti. Anche voi avete dei momenti di riflessione su come è andata la vostra vita fino ad oggi? Ci pensate mai se siete soddisfatte o se avreste voluto qualcosa di diverso?

10 anni fa: com’ero prima

Se 10 anni fa mi avessero detto come sarebbe andata nei dieci anni successivi, avrei detto: “Ma, non ci credo…”.

Ma come ero messa a 27 anni? 10 anni fa convivevo, già da parecchio, con una persona che non è il mio attuale marito. Di lì ad un paio d’anni ci saremmo lasciati.

Ero in una situazione lavorativa ancora instabile, ma di lì a poco avrei trovato un lavoro a tempo indeterminato. Mi sembrava molto importante avere un lavoro fisso, con un bel contratto che mi desse da mangiare ogni giorno. Dunque quando è arrivato questo posto di lavoro mi sono detta: “Bene, questo è un ottimo traguardo”. Un lavoro alle porte di Milano, ogni giorno 70 km per andare e tornare, una vita in ufficio. In palestra ci andavo alle 8 di sera. Cercavo di fare tutto il resto nel weekend. Per il resto intendo la spesa, pulire casa, lavare e stirare, e forse uscire a mangiare una pizza e vedere qualche amico. In quel momento facevo finta di niente, ma in cuor mio sapevo che le cose non andavano bene.

Non andava bene con il mio ex e facevo una vita di che non mi piaceva ma non volevo ammetterlo. Lasciamo poi stare il fatto che anche andare in ufficio era una deprimente perchè il nostro ufficio e i nostri volti erano dello stesso grigiore delle peggiori giornate uggiose di Milano, però tutti i giorni, non solo qualche giorno all’anno.

Dunque andavo avanti per inerzia, facendo finta che tutto fosse a posto e avesse un suo perchè.

Oltre tutto, se qualcuno avesse cercato di risvegliarmi in quel periodo dicendomi che stavo facendo una vita di cacca, probabilmente lo avrei mandato a cagher…difficile accettare un giudizio esterno. Non avrei voluto accettare una sfrontatezza del genere. Perciò questo percorso l’ho dovuto maturare da sola con le mie gambe, nel bene e nel male.

Gli eventi della vita

Poi sono successe alcune cose che mi hanno fatto cambiare. Nella vita si cambia. Le persone che incontriamo e gli eventi che affrontiamo ci cambiano nel bene e nel male. Spesso sul momento non ci possiamo rendere conto.  Ci accorgiamo solo quando riusciamo a prenderne le distanze e valutare la situazione da un altro punto di vista.

La rottura con il fidanzato storico

Quando una storia finisce, può essere una tragedia, per tanti motivi. Proprio per questo credo che tante persone continuino a rimanere insieme per evitare la tragedia. Non è vero? Nel mio piccolo, quando successe che io e il mio ex ci separammo, inizialmente nella mia testa è nel mio cuore fu una piccola tragedia, nonostante sapessi anche che era la scelta da farsi. Dunque nel 2010 lui prese le sue cose e io rimasi sola. Con il senno di poi posso dire che sarebbe potuto succedere anche prima, ma ormai è andata così, dunque il passato non si può modificare. Da lì, ci ho messo un po’ a capire che grande dono mi era stato fatto, perchè gli eventi un po’ ti travolgono, un po’ la vita quotidiana ti assorbe. Ma quel distacco mi ha reso più forte. Quella separazione mi ha reso libera, libera di scegliere cosa fosse meglio per me, libera di fare del mio tempo libero quello che più mi piaceva, libera di gestirmi la mia vita che fino ad allora era sempre vincolata ad un legame di coppia che non faceva parte di me. La cosa che più ho potuto liberare è stata la mia creatività: ho preso in mano la mia passione e la mia valvola di sfogo e sono tornata a dipingere. Tornavo a casa dal lavoro a qualsiasi ora e sentivo il bisogno di sfogarmi sulla tela. E la mia mente ha iniziato a sentirsi libera.

Se ci sarà occasione, ti parlerò di questa mia passione. Ad oggi è tornata un po’ nel cassetto per mancanza di tempo, ma non è un problema. So che c’è un momento per tutto e prima o poi tornerò con il pennello in mano.

Adesso vorrei soltanto farti capire che in quel periodo ho vissuto una relazione che non era quella della mia vita e che mi costringeva in situazioni che non erano quelle che volevo per me e che mi mancava l’aria. L’aria della libertà.

Successivamente ho avuto altre relazioni, ma scappavo appena sentivo il sentore che quello non era il mio uomo. Fino a che un giorno non è arrivato mio marito. Ma questo te lo racconto più tardi.

Il lavoro che ci sta stretto (parte 1)

Ti stavo parlando prima del mio primo lavoro a tempo indeterminato. Mi sembrava un miraggio. Mi avrebbe dato la possibilità di comprarmi casa (forse) ed avere una stabilità economica che in quel momento mi sembrava molto importante.

Uscivo presto e tornavo tardi. Lavoravo per lo più con persone scontente e frustrate e stavo entrando anche io in quel vortice…anche qua…mi mancava l’aria, la luce, il sole, una chiacchierata gioviale. Respiravo solo quando timbravo l’uscita. Terribile. A ripensarci, mi manca ancora il respiro. Allora mi sono mossa, per forza, non volevo vivere così tutta la mia vita. Mi sono cercata un altro lavoro, e alla fine è arrivato.

Il lavoro che ci sta stretto (parte 2)

Finalmente sono tornata a respirare. Sono riuscita a trovare un ottimo lavoro sempre con un contratto a tempo indeterminato, nello stesso settore, facendo la commerciale sempre in giro a spasso per clienti. Ero troppo contenta perchè sono riuscita a conquistarmi l’aria di cui avevo bisogno. FInalmente fuori dalle solite 4 mura grigie. In cerca di clienti in giro per la Lombardia. Mi prendevo sole, pioggia o neve, ma era questo quello che volevo, prima di costruirmi una famiglia. Si, perchè i ritmi di un commerciale non sono sempre favorevoli alla gestione familiare. E anche qua, dopo l’arrivo della mia secondogenita, con mio marito abbiamo dovuto e voluto prendere la decisione di lasciare. Ma per quanto riguarda i miei sviluppi lavorativi, ti rimando a questo articolo. Sta di fatto che mi sono rimessa in gioco, sono tornata a studiare, e oggi sto per aprire la mia attività.

Cosa mi tengo di questi 10 anni: i viaggi e la mia maturazione

Se la mia vita fino ad ora è andata così, è perchè probabilmente doveva andare così: credo che ci siano sicuramente fattori determinati dalle nostre volontà, come il cambiare lavoro o decidere di lasciarsi con il proprio ex, e ci sono dei fattori che non dipendono da noi, che arrivano nella nostra vita e che dobbiamo affrontare, nel bene o nel male. Perciò sono contenta di aver vissuto questo percorso di maturazione. Se alcune cose non fossero avvenute, probabilmente non avrei possibilità di essere qui a raccontarvele. La vita e quello che affrontiamo creano la nostra personalità, la rafforzano, sviluppano ottimismi o pessimismi. Sta di fatto che oggi, per forza di cose, non posso essere la stessa Silvia di 10 anni fa. E sono contenta di aver percorso questa maturazione, che sicuramente andrà avanti nel corso della mia vita.

Negli ultimi 10 anni, ma anche prima, ho avuto questa possibilità: viaggiare. Anche quando io e il mio ex avevamo pochissimi soldi, partivamo per qualsiasi meta potevamo permetterci. Abbiamo girato molto dell’Europa (non a caso mi mancano i paesi del Nord, proprio perchè più costosi) e siamo riusciti ad andare in America e in Thailandia prima di lasciarci. Dopo ho viaggiato ancora per fortuna: nel mio cuore sono rimasti Marrakech, Istanbul, Sarajevo e l’America Occidentale (San Francisco e San Diego in primis). Il viaggio è tempo e soldi ben spesi, i viaggi ti aprono la mente, ti aprono a culture ed usanze nuove, ti aprono al valore della diversità, dunque ben vengano. Spero di riuscire a trasmettere questa passione anche ai miei figli.

E sono queste le cose che mi tengo strette del mio passato: la crescita del mio essere con la mia maturità e la passione per i viaggi e tutto quello che ho imparato da essi.

La scelta della persona della tua vita

Parlo di scelta, perchè qualche relazione può anche nascere così per caso, ma quando si tratta di definire con chi vuoi passare del tempo e quel tempo diventa il resto della tua vita, non stiamo parlando di casualità, stiamo parlando di caratteristiche e affinità che tu cerchi nell’altra persona.

Come ti ho detto prima, quando uscivo con qualcuno che capivo non poteva essere affine a me, lasciavo perdere. Come si dice: meglio sole che mal accompagnate. E quando ho conosciuto il mio attuale marito, ancora ci ridiamo sopra, perchè davanti al primo caffè, la mia prima domanda è stata: “vivi da solo?”. Solo poi gli spiegai perchè: se mi avesse detto “SI” ci sarebbe potuta essere un’altra uscita, se mi avesse detto “NO”, non l’avrei più rivisto. E per fortuna viveva da solo! Ero stufa di uomini che non sanno come di accende una lavatrice o che non hanno idea di come far quadrare i conti a casa. Con la vita ho affinato le mie scelte e in quel momento sapevo per certo cosa non volevo in una nuova relazione. Sta di fatto che ho trovato, fortuna vuole, l’uomo della mia vita, primo perchè viveva da solo, secondo perchè è il mio alter ego!

Come sono ora

Oggi sono mamma di due bimbi, Tommaso ed Alessia, che cresco ogni giorno con mio marito Gianluca. Ho scelto di essere mamma, ma non voglio rinunciare alla vita professionale (anche perchè uno solo stipendio non può essere sufficiente per vivere). Ho deciso con mio marito che era arrivato il momento di lasciare quella sicurezza del posto fisso, che comunque era ingestibile, per avere la libertà di lavorare come e quando voglio, incrociando così le necessità familiari. Questa è la mia più recente sfida, il mio prossimo cambiamento.

Potrei avere una vaga, vaghissima idea di come sarò fra 10 anni. La verità è che io posso cercare di andare verso una direzione, ma non è detto che il punto di arrivo sarà quello che credo oggi, perchè la vita è beffarda, e talvolta ti presenta strade in salita o in discesa, con buche, scivoli o ostacoli da saltare. Dunque non possiamo predire il futuro, però possiamo cercare di indirizzarlo.

Sta di fatto perciò che le situazioni bisogna saperle prendere in mano. Bisogna accettare il cambiamento, bisogna crearsi il cambiamento. L’importante è trovare un equilibrio con noi stessi. Credere fermamente nei nostri valori, portare avanti i nostri progetti. Essere aperti al diverso, al cambiamento, al viaggio, alla crescita. Sapere che tu, ovunque tu sia, miri a stare bene, a goderti la tua vita con i tuo cari, insegnare loro che il valore della vita sta in loro stessi e non nelle cose che posseggono. Coltivare il proprio “io”, in modo che qualunque cosa possa succedere nella tua vita, tu possa confidare in te stesso e nelle tue forze.

Perciò, se tu in questo periodo stai affrontando un momento un po’ buio della tua vita, sappi che arriverà anche la luce. E sarà ancora più facile se la luce la farai esplodere in te, con la tua passione vitale. Sappi che le tragedie sentimentali non sempre sono delle tragedie. Io oggi ringrazio per aver trovato la forza di lasciarci, con il mio ex. Perchè proprio da qua io ho ripreso possesso del mio “io”. Sono tornata a decidere per me e a fare di me quello che desideravo.

Se vivi una vita grigia, non per forza ti devi rassegnare ad essa. Guardati in giro, puoi trovare di meglio. Se non stai bene nella tua attuale situazione, non aspettare che arrivi qualcosa a cambiarla, perchè spesso quel qualcosa non arriva, se non lo vuoi tu. Prendi le redini della tua vita e cerca quello che vuoi.

Se qualcosa non ti piace, forse è il caso di lasciarla, cambiarla, modificarla, renderla migliore.

Anche se stai attraversando un periodo difficile, cerca di coglierne anche il minimo aspetto positivo. Come si dice: non tutto il male vien per nuocere. Con il tempo anche il “male” può portare a qualcosa di positivo. Prendine coscienza.

Spero di averti donato qualche buono spunto di riflessione, nel caso tu ne avessi bisogno. Se no, spero almeno che la lettura sia stata piacevole.

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Grazie mille e ci vediamo al prossimo post!

Silvia

MAMMA O LAVORO: A COSA RINUNCIO?

Questa mattina mi sono fermata a prendere un caffè con Giorgia, una mia amica che ha una bimba di 7 mesi che sta per prendere la stessa decisione che ho preso io qualche mese fa: dare le dimissioni. Ci siamo fatte una bella chiacchierata e poi ognuna ha continuato la sua giornata. E da lì la mia testa ha iniziato a pensare. Tanto che devo per forza fare qua delle mie considerazioni. Perchè per me è un tema troppo importante, mi stravolge l’anima, mi fa arrabbiare e mi fa riflettere. E non esiste che alla fine del 2017 ci si debba ancora porre il dilemma su cosa fare dopo la maternità. Io e tutte le donne come me abbiamo diritto di essere mamma e di avere un lavoro.

 

Mi arrabbio perchè trovo assurdo pensare che tu, che ti sei fatta un culo per anni (scusa il termine ma non posso farci nulla) tra studi e lavoro, dopo la maternità, sia costretta per un motivo o per l’altro a lasciare il tuo posto di lavoro.

No, aspetta. Mettiamo bene in chiaro le cose: non stiamo parlano di una donna che non ha più voglia di lavorare, stiamo parlando di una donna che non può tornare a lavorare perchè non vuole uscire di casa alle 7 di mattina e tornare alle 9 di sera (se va bene) perchè vorrebbe VIVERE LA CRESCITA DI SUA FIGLIA. Se permetti, e spero tu sia d’accordo, il ruolo del genitore in quanto educatore dei propri figli, non è un ruolo che può essere delegato. Sei d’accordo? Aspetta, non esiste un però…. i nonni devono fare i nonni, non i genitori e le insegnanti devono fare le insegnanti. Il genitore sei tu e non puoi delegare. Questo non vuol dire che i tuoi bambini debbano stare sempre e per forza con te. Per esempio i miei bimbi vanno al nido dalle 9 alle 15, vivono la vita con i loro coetanei supervisionati dalle insegnanti e poi stanno con me e/o mio marito e quando possono vedono i nonni (che nel mio caso lavorano).

 

Mi rendo conto che c’è anche una piccola categoria di mamme e papà che questi discorsi non li fanno, e decidono a priori che preferiscono buttarsi a tuono nel lavoro e vivono i figli quando riescono. E’ assolutamente una decisione che non condivido ma se scegli la carriera rispetto alla famiglia, avrai fatto le tue considerazioni e spero che non te ne pentirai in futuro.

 

Comunque, ritornando al tema del discorso, mi ritrovo troppo spesso a confrontarmi con amiche e conoscenti che devono fare delle scelte. In un’altra occasione, parlavo con la mia amica Martina che, quando è rientrata al lavoro dopo la maternità, l’hanno mandata a lavorare in una sede più lontana. Dunque, invece di lavorare a 5 km di distanza, ora lavora a 20 km. Mi verrebbe da fare un pensiero cattivo: forse l’azienda vorrebbe che lei, data questa situazione in cui è stata messa, lasciasse il suo posto di lavoro?

Quante di queste situazioni esistono? Perchè se sei madre di bimbi piccoli, hai una croce rossa stampata sulla fronte (lavorativamente parlando)? Perchè non ti assumono se sei in “età riproduttiva”?

Eppure io non capisco perchè si arriva a questo. Siamo tutti nati da una donna. Almeno fino ad oggi. Però poi ce ne dimentichiamo.

Purtroppo qua in Italia c’è un problema di mentalità e di credenze difficili da sradicare, che io non accetto assolutamente ma con le quali bisogna confrontarsi. Le istituzioni tirano l’acqua al proprio mulino ma nella realtà non si fa nulla per cambiare questa visione delle cose. Mi dispiace ma non ho per nulla fiducia nelle politiche e burocrazie. E ho anche un’altra cosapevolezza, che mi fa raggelare il sangue: gli atteggiamenti maschilisti non sono propri solo degli uomini, ma anche delle donne. Si, ci sono delle donne maschiliste. Sì, lo so. Questa cosa ha dell’assurdo ma credetemi che ci sono. Ma anche qui ci sarebbe da scrivere un libro…ne parleremo un’altra volta!

 

Sta di fatto perciò che spesso noi donne e mamme ci troviamo a dover fare i conti con situazioni alquanto sgradevoli, dobbiamo prendere decisioni che non vorremmo. Spesso facciamo figli che crescono con qualcun’altro e ci ritroviamo incastrate in vite quotidiane assurde, che non avremmo mai voluto ma che invece affrontiamo. E così i giorni, mesi e anni passano e noi abbiamo investito il nostro tempo giornaliero nel portare a casa lo stipendio, mentre i nostri figli crescono senza che ce ne accorgiamo.

Ma io, come la mia amica Giorgia, non vogliamo rinunciare a fare le mamme o a lavorare. Vogliamo portare avanti entrambe le cose con serenità e sappiamo che possiamo farlo con le nostre forze e le nostre capacità. Vogliamo essere presenti nelle vite dei nostri figli, sia quando hanno bisogno di noi quando sono ammalati, sia quando si deve giocare o imparare qualcosa di nuovo. Vogliamo essere presenti quando dicono le prime parole o quando si sbucciano la prima volta il ginocchio.

E così fare la freelance può essere la soluzione. Dunque io mi sto organizzando per farlo e anche Giorgia ci sta lavorando sopra. Se hai un lavoro che puoi portare avanti con le tue forze, da casa, che puoi gestire con una connessione e un PC oppure se hai un hobby che può diventare un lavoro, perchè non provare! Avrai delle ore da poter dedicare ai tuoi figli, e potrai gestire la tua attività quando loro sono all’asilo o a scuola. Io riesco a ritagliarmi 6 ore tra mattina e primo pomeriggio e se serve un paio d’ore la sera quando i bimbi sono a letto. Certo, lavoro spesso anche quando avrei voglia di vedere un film in tv, ma nessuno mi toglie le soddisfazioni che sto portando a casa in questo periodo della mia vita. Noi non vogliamo rinunciare a fare le mamme a tempo pieno e le lavoratrici. Abbiamo la voglia di fare e la passione per realizzare i nostri progetti e i nostri sogni. Vogliamo toglierci le nostre soddisfazioni lavorative ma allo stesso tempo vogliamo essere a fianco dei nostri figli per crescerli e vederli crescere.

Tu cosa ne pensi? lo fai già? lo vorresti fare? Raccontaci la tua storia.

Ti aspettiamo!